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NATURA E REALIZZAZIONE
tra
Oriente e Occidente
durata corso: 20 ore
In innumerevoli contesti la natura è
stata considerata in uno stretto rapporto con la pratica interiore,
e questo non stupisce: la sua realtà, così all’insegna
dell’originario, dell’intoccato dalla dimensione della civiltà e
della cultura, la sua selvatichezza primordiale frequentemente sono
state accostate a quella dimensione primigenia e archetipica propria
di un altro tipo di natura, ovvero quella dimensione che dimora
nell’essere umano, altrettanto pura e perfetta a cui tornare, da
abitare nel proprio percorso realizzativo.
E allora in che senso, ci si è chiesti
sovente, essere nella natura può travasarsi in un intimo dimorare in
se stessi? Attraverso quali vie lo stare in essa conduce all’essere
essi stessi natura? Si può parlare di pratiche nelle quali
l’accasamento nella natura si trasfigura in una reintegrazione nella
propria verità più arcana? Ed è possibile pensare addirittura a
percorsi che da un abbandono pieno alla sua realtà conducano a
un’esperienza di una sovra-natura?
Spesso questo rapporto ricco e multiforme
è stato indagato da importanti tradizioni orientali, come ad esempio
l’induismo, il taoismo, lo zen o il tantrismo ed esplorato da
esponenti ed epigoni contemporanei di queste tradizioni, come ad
esempio Gary Snyder, Charles Berner, Jiddu Krishnamurti, Eckhart
Tolle, Nathalie Delay, Eric Baret, Alan Watts, Peter Matthiessen,
Osho, Tagore, …
Una simile esplorazione la incontriamo
anche nel mondo occidentale (in ambito filosofico, psicologico e
mistico-cristiano), fino ad arrivare all’età contemporanea, con nomi
come quelli di Alexander Lowen, Jung, Wilhelm Reich, Raimon Panikkar,
Teilhard De Chardin, Ralph Waldo Emerson, Etty Hillesum, Martin
Heidegger, Maria Zambrano.
Non possiamo poi dimenticare quelle
grandi figure che non si sono associate a una scuola filosofica
particolare o a una tradizione spirituale specifica e che invece
possiamo definire grandi praticanti e teorici della natura come
Viktor Schauberger (che influenzò una certa teoria craniosacrale) o
la fondamentale figura della Deep Ecology, quale fu Arne
Naess. Oppure Reinhold Messner o David Le Breton.
Altre volte intuizioni di grande
profondità riguardo a un lavoro all’insegna dell’abitazione nella
natura come stato di ascolto della nostra interiorità le
rintracciamo anche nell’ambito della letteratura: André Gide,
Fernando Pessoa, Ralph Waldo Emerson, Johann Wolfgang von Goethe, …
Aiutati e sollecitati da queste grandi
tradizioni e da questi grandi maestri, ci inoltreremo in una
esplorazione nella quale la natura si rivelerà essere luogo,
percorso e oggetto di realizzazione, mistero indicibile additante al
sacro e silenzioso spazio della nostra primitiva verità.
Il percorso è strutturato in quattro
moduli:
1)
Natura, luogo di silenzio e sacro
2)
Bellezza e contemplazione tra gli eventi del creato
3)
Dall’ascolto della realtà al vuoto dell’io
4)
Il mistero naturale e l’abbandono al divino
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